Un approccio mini invasivo per il trattamento dei fibromi uterini

Embolizzazione dei fibromi uterini

Una possibile alternativa alla chirurgia

Che cos’è l’embolizzazione delle arterie uterine?

L’embolizzazione delle arterie uterine è un trattamento mini-invasivo che consiste nell’occlusione selettiva delle arterie uterine mediante iniezione di particelle embolizzanti con l’obiettivo di ottenere una riduzione delle dimensioni dei fibromi.

Preparazione per l'intervento

Come si svolge l’embolizzazione delle arterie uterine?

L’intervento viene eseguito in sala angiografica dove sono presenti i monitor per il controllo dei parametri vitali e l’apparecchio di fluoroscopia.
Il protocollo anestesiologico può prevedere una analgesia loco-regionale (blocco del quadrato dei lombi ecoguidato), oppure il posizionamento di un cateterino peridurale. 

Previa esecuzione di anestesia locale in regione inguinale viene eseguito un accesso arterioso femorale destro (o sinistro) e posizionato un introduttore vascolare. In alternativa può essere eseguito un accesso radiale (al polso). Si esegue il cateterismo selettivo delle arterie uterine e, per ciascun lato, lo studio angiografico mediante iniezione di mezzo di contrasto (che può determinare una transitoria sensazione di calore) per la visualizzazione della vascolarizzazione dell’utero.

Si procede all’embolizzazione mediante iniezione di particelle embolizzanti e si esegue un controllo angiografico finale a conferma del buon esito della procedura. Al termine viene rimosso l’introduttore vascolare ed effettuata la chiusura dell’accesso femorale con compressione manuale e bendaggio elasto-compressivo o con sistema di chiusura, o dell’accesso radiale con bracciale emostatico. L’intervento ha una durata di almeno un’ora, con una variabilità correlata all’anatomia vascolare.

Si raccomanda alla paziente la posizione supina a letto per 6-12 ore.
Per tutta la durata del ricovero proseguono il monitoraggio clinico e il controllo del dolore mediante l’applicazione di un protocollo analgesico post-procedurale.
La Paziente esegue una visita ginecologica di controllo dopo 30 giorni dalla procedura ed una Risonanza Magnetica a 6 mesi.

Come funziona e cosa aspettarsi

Come si svolge l’embolizzazione delle arterie uterine?

L’intervento viene eseguito in sala angiografica dove sono presenti i monitor per il controllo dei parametri vitali e l’apparecchio di fluoroscopia.
Il protocollo anestesiologico può prevedere il posizionamento prima della procedura di un cateterino peridurale da parte del Collega Anestesista. Previa esecuzione di anestesia locale in regione inguinale viene eseguito un accesso arterioso femorale destro (o sinistro) e posizionato un introduttore vascolare.
Si esegue il cateterismo selettivo delle arterie uterine e, per ciascun lato, lo studio angiografico mediante iniezione di mezzo di contrasto (che può determinare una transitoria sensazione di calore) per la visualizzazione della vascolarizzazione dell’utero.
Si procede all’embolizzazione mediante iniezione di particelle embolizzanti e si esegue un controllo angiografico finale a conferma del buon esito della procedura.

Al termine viene rimosso l’introduttore vascolare ed effettuata la chiusura dell’accesso femorale con compressione manuale e bendaggio elasto-compressivo oppure con sistema di chiusura. L’intervento ha una durata di almeno un’ora, con una variabilità correlata all’anatomia vascolare.
Si raccomanda alla paziente la posizione supina a letto per 6-12 ore.
Per tutta la durata del ricovero proseguono il monitoraggio clinico e il controllo del dolore mediante l’applicazione di un protocollo analgesico post-procedurale.
La Paziente esegue una visita ginecologica di controllo a 30 giorni dalla procedura ed una Risonanza Magnetica a 6 mesi.

QUALI SONO I RISCHI?

Quali possibili complicanze si identificano: complicanze correlate all’accesso femorale (pseudoaneurisma, ematoma inguinale), sindrome post-embolizzazione (caratterizzata da nausea o vomito, febbre e malessere generale), perdite vaginali, espulsione trans-cervicale del tessuto del fibroma, infezione pelvica o sistemica, fallimento tecnico, amenorrea (nelle donne in età perimenopausale).