Una soluzione mini-invasiva per l'Ipertrofia prostatica benigna

Embolizzazione Prostatica

Una possibile alternativa alla chirurgia

Che cos’è l’embolizzazione prostatica?

L’embolizzazione arteriosa consiste nella occlusione selettiva delle arterie prostatiche mediante impiego di particelle molto piccole, quasi come dei granelli di sabbia, non riassorbibili, che causano una ischemia del tessuto prostatico con successiva graduale diminuzione del volume.

Preparazione per l'intervento

Come ci si prepara per l’embolizzazione prostatica?

L’indicazione all’embolizzazione prostatica viene posta previa indicazione del Collega Urologo all’intervento disostruttivo (chirurgico -TURP- o appunto “mini-invasivo”) e dopo attenta valutazione in fase preliminare delle indagini radiologiche a disposizione (Ecografia e RM) per identificarne l’effettiva fattibilità tecnica.

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Presentarsi il giorno della procedura a digiuno da cibi liquidi e solidi da almeno 6-8 ore

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Sospensione o adeguamento delle terapie anticoagulanti e/o antiaggreganti in tempo utile per garantire la sicurezza dell’intervento

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Esecuzione di esami del sangue, tra cui emocromo completo, coagulazione (INR in particolare) e creatininemia, con validità entro sette giorni dall’intervento

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Necessità di portare tutta la documentazione clinica e gli esami radiologici precedenti

La procedura si effettua in regime di Day-hospital con pernottamento notturno (1 notte) e dimissione al domicilio il giorno successivo alla procedura. Si consiglia di essere accompagnati alla dimissione.

Come funziona e cosa aspettarsi

Come si svolge l’embolizzazione prostatica?

L’embolizzazione prostatica rappresenta una procedura innovativa utilizzata per trattare l’iperplasia prostatica benigna. Durante questo intervento, condotto nel corso di un’arteriografia, vengono bloccate le arterie che alimentano la prostata per ridurre le dimensioni della ghiandola e alleviare i sintomi urinari.

  • Effettuata durante un’arteriografia, indagine diagnostica mini-invasiva per lo studio dell’anatomia vascolare.
  • Utilizza i raggi X e l’infusione di un mezzo di contrasto per visualizzare le arterie internamente.
  • Si svolge in sala angiografica, con monitor per il controllo dei parametri vitali e fluoroscopia.
  • L’iniezione del mezzo di contrasto può causare una sensazione di calore transitoria.
  • Se il paziente non ha già un catetere vescicale, verrà posizionato prima dell’intervento e rimosso alla fine.
  • Si esegue un’anestesia locale per l’accesso arterioso percutaneo (femorale o radiale), seguita dalla puntura dell’arteria e dal posizionamento di un introduttore vascolare e di un catetere diagnostico.
  • Le immagini ottenute attraverso software dedicati forniscono informazioni per determinare la sede delle iniezioni di particelle e bloccare l’afflusso di sangue per creare ischemia e necrosi del tessuto prostatico.
  • Valutazione del risultato dell’embolizzazione.
  • L’embolizzazione dura mediamente 90-120 minuti e coinvolge entrambe le arterie prostatiche nello stesso intervento.
  • All’uscita dell’introduttore, viene chiuso l’accesso percutaneo (manualmente o con sistemi specifici di chiusura).

Si raccomanda al paziente di rimanere supino a letto per 6-12 ore per facilitare la chiusura naturale dell’accesso arterioso utilizzato durante l’intervento.

QUALI SONO I RISCHI?

Come ogni intervento, anche l’embolizzazione arteriosa percutanea presenta dei rischi. Esistono le complicazioni legate alla tecnica dell’intervento percutaneo (ad esempio ematoma nella sede di puntura o reazione allergica ai mezzi di contrasto) che seppur rare sono usualmente gestibili e risolvibili.

Poi ci sono le complicazioni legate all’embolizzazione: l’iniezione accidentale e non desiderata delle particelle in altri rami arteriosi può comportare l’ischemia di territori in cui non era programmata l’embolizzazione.
Lo studio angiografico selettivo e accurato dei territori vascolari preliminare all’embolizzazione consente di ridurre al minimo il rischio di embolizzazione di aree non desiderate.

Nei giorni successivi l’operazione (circa una settimana) il paziente presenta spesso un peggioramento dei suoi disturbi urinari. Tale condizione è dovuta all’irritazione della mucosa uretrale da parte del catetere vescicale (solitamente rimosso al termine dell’intervento) e alla infiammazione dei tessuti prostatici sede dell’embolizzazione. E’ necessario proseguire la terapia alfa-litica prostatica sino alla successiva (solitamente 30 giorni dopo l’intervento) visita urologica di controllo.